I luoghi dello shopping

Da un’indagine su 3.000 persone  fra Milano, Roma e Catania emerge un consumatore opportunista, che acquista come e dove vuole in un contesto in cui le barriere fra i vari poli commerciali tendono a cadere.

 

La ricerca, realizzata dalla società di analisi e consulenza direzionale TradeLab con il supporto di Canali&C, agenzia pubblicitaria specializzata nel settore del retail real estate, ha analizzato i comportamenti del consumatore in base alle diverse polarità: centri città, centri e parchi commerciali, Internet, considerando per ognuno dei diversi poli la frequentazione, il vissuto, i punti di forza e di debolezza in relazione alle principali categorie merceologiche: dall'alimentare all'abbigliamento, dalle calzature all'elettronica, per proseguire con la telefonia, i beni per la casa, la profumeria e la cosmesi.

.«In cinque-dieci anni sarà ridisegnato il settore del retail - ha sottolineato nel corso della presentazione dei risultati  Marco Cuppini di GS1 Italy/Indicod-Ecr, associazione italiana che si occupa della diffusione degli standard adottati a livello mondiale e del suo segno più conosciuto, il codice a barre -. Trasformazioni paragonabili a quelle avvenute negli anni Sessanta, quando nacquero gli ipermercati».

A cambiare in primo luogo è stato il pardadigma dell'acquisto, come ha evidenziato Luca Pellegrini di TradeLab: «Siamo passati dal concetto di approvvigionamento a quello di shopping, termine in cui rientrano anche implicazioni sociali che attengono all'enterteinment, alla gratificazione, alla cultura. Ciò vuol dire che non sempre lo shopping porta all'acquisto ma spesso si ferma al solo aspetto della valutazione, della ricerca e dell'aggiornamento».

Fra i fenomeni emergenti, la tendenza a frequentare i negozi per vedere fisicamente il prodotto, verificare su internet la possibilità di acquisto e comprarlo quindi online. Internet diventa così un canale non solo agguntivo ma sovrapponibile, in una logica di interazione fra canali fisici e virtuali da sfruttare con strategie adeguate.

«Dalla ricerca effettuata è emerso che il consumatore oggi è opportunista e multidimensionale - ha spiegato Massimo Viganò di TradeLab - usa molto tutti i canali per acquisire informazioni e ne usa altrettanti anche per fare acquisti». «Alla luce di questi presupposti - ha concluso - concentrare l'attenzione solo sul proprio format non consente di cogliere le complessità del mercato. Bisogna uscire dagli orti e abbracciare una realtà sempre più complessa».

Una realtà, come ha evidenziato Pietro Malaspina, del Consiglio Nazionale Centri Commerciali, che vira sempre più verso il no-channel, in un mercato che oggi non ha più barriere. «La nostra maniera di pensare in termini di canali rischia di scomparire. Il consumatore ha già fatto questo passo e ora dobbiamo farlo anche noi». «Oggi - ha spiegato - i centri commerciali devono porre sempre più enfasi sul concetto di entertainment, massimizzando il collegamento con il web e puntando a personalizzare il rapporto con il consumatore».

 

 

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